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IL DI-VINO COMMEDIO di Bevente Alighieri (il sommelier poeta)

L’INFERNO della Valtellina

Decanter I 

[Incomincia il Commedio di Bevente Alleghieri di Fiorenza, ne la quale tratta de le pene e punimenti del vizio dell’alcoolismo e de’ meriti e premi de le virtù del buon vino. Comincia il primo decanter della prima parte la quale si chiama Inferno della Valtellina, nel qual l’autore fa un piccolo aperitivo a tutta l’opera.]

Nel mezzo del cammin di nostra vite
mi ritrovai per una sylvaner oscuro,
ché la diritta via ed anche quella sobria eran belle che smarrite.

[Il sommelier poeta ha bevuto troppo vino e dopo un lungo zig-zagare, barcollando, non sa più dove si trovi].

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esto sylvaner selvaggio e aspro e forte
che nel ber rinova la paura!

[Solo al pensare di poter riprendersi la stessa pezza, il sommo bevitore ne è intimorito, anzi in-timorasso]

Tant’ è amaro che poco è più morte;

ma per trattar del ber ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho fatto le scorte.

[E’ un retrogusto molto tannico, nel primo verso. Poi il sommo Bevente si imbatte in un vero e proprio paradiso enologico, e pensa a mettere da parte del vino per i futuri periodi di magra]

Io non so ben ridir com’ i’ m’intronai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la vongola verace vi abbandonai.

[Il sommelier poeta si addormenta di botto davanti ad un piatto di frutti di mare, completamente ubriaco]

Ma poi ch’i’ fui al piè franco d’un colle tutto unto,
là dove terminava quella valle policella e quella valle tellina
che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue viti a spalliera
vestite già de’ raggi del Planeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

[Tosto si riprende ed arriva sotto un monte dove si pulisce la bocca con un tovagliolo, e vede un panorama meraviglioso fatto di viti coltivate, irrorate da raggi UVA del produttore siciliano Planeta, che sembra che quando beva alzi un poco le mani oltre che il gomito]

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era dureta
la notte ch’i’ passai con Banfi e la Madonna dell’Incoroneta.

[La sbronza nel cuor della notte gli fa apparire in sogno Bardo-Lino Banfi (non il produttore toscano) e la Madonna. Ed il poeta sembra riprendersi]

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del Pelago Umani Ronchi a la riva,
si volge a l’acqua che disseta ma arrugginisce, e preferisce perciò del buon vino,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passito
che non lasciò già mai persona viva.

[Il passito sarebbe stato il colpo finale, dopo una faticosissima nuotata, il cuore non avrebbe sicuramente retto].

Poi ch’èi giocato come a briscola l’asso,
ripresi via per il Carmignano Piaggia diserto,
sì che ‘l piè franco era del timorasso.

[Il sommelier poeta gioca il jolly e continua a passeggiare per i filari di Carmignano e di Timorasso, ma cominicia ad avere un certo languorino, come si evince nella seguente terzina]

Ed ecco, quasi al cominciar del pasto,
un antipasto di lonza leggiera molto,
accompagnata da olive e formaggi stagionati più l’immancabile coperto ;

[Il sommo sommelier decide di spizzicare un pochino, con un antipasto all’italiana che si dimostra più caro del preventivato, tanto che il cameriere legge nella mente le sue intenzioni ]

il cameriere non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòltoa Le volte di Bolgheri.

[Bevente ha davanti a se il cameriere indefesso, che lo intimidava a pagare il conto, e spesso fu costretto a risedersi al tavolo a bere l’ottimo vino Le volte di Bolgheri]

Temp’ era dal principio del mattino,
e ‘l sol montava ‘n sù con lo sfursat 5 stelle
ch’eran con lui quando gli veniva l’amor di vino

mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bere sperar m’era cagione
di quella fiera del vinitaly a la gattinara pelle

[sei righe abbastanza criptiche, forse il poeta usa l’espressione sfursat 5 stelle per non citare la parola Nino Negri, per evitare accuse di razzismo. Di certo quando egli aveva voglia di buon vino, pensava subito alla fiera del Vinitaly dove si sarebbe avvinazzato selvaggiamente, di gattinara e di tanti altri vini]

l’ora del tempo e il vino dolce ;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un de castris leone .

[Il poeta storicamente non è mai stato, stranamente, un amante del vino rosato, e per questo quando vede un Leone De Castris pugliese ha un attimo di esitazione mista a paura]

 

TO BE DRINKED AND TO BE CONTINUED……

 

 

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